Di recente ho vissuto un’esperienza professionale che merita di essere raccontata, non solo per la tecnica, ma per la storia straordinaria che c’è dietro.
Ho avuto il piacere di seguire e avviare al Nordic Walking un ragazzo con una protesi transtibiale (dal ginocchio in giù). Durante la sessione, sono bastati 10 minuti di correzioni mirate per generare una trasformazione incredibile: la camminata è diventata fluida, il coordinamento braccia-gambe perfetto e la rullata, “una delle sfide più complesse”, è migliorata in modo sorprendente.
Ma per capire il valore reale di questi 10 minuti, bisogna fare un passo indietro.
Dal dolore alla rinascita: la scelta di Luglio 2025
Questo ragazzo è nato con una malformazione al piede. Ha passato gran parte della sua vita tra ospedali e interventi chirurgici, cercando di “sistemare” una situazione che gli impediva di vivere appieno. Poi, nel Luglio 2025, ha preso la decisione più difficile e coraggiosa: l’amputazione.

Non l’ha fatto per arrendersi, ma per ripartire. La sua motivazione era scolpita nella roccia: non voleva solo tornare a camminare bene, voleva correre per la prima volta nella sua vita.
Oggi, a poco più di 6 mesi dall’intervento, non è solo una persona che cammina: è rinato come atleta. Si sta dedicando al getto del peso e al tiro del giavellotto, dimostrando una forza fisica e mentale fuori dal comune.
Eppure, anche per un atleta, il Nordic Walking ha rappresentato un tassello fondamentale. Perché?
Cosa rende il Nordic Walking così efficace per chi ha una protesi transtibiale?
Anche con una muscolatura potente costruita per i lanci, la fluidità del passo è una questione di biomeccanica fine. Ecco come la tecnica ha agito su di lui:
1. Migliora la simmetria del passo (fondamentale per poi correre)
Dopo un’amputazione, anche se volontaria, il cervello tende a “proteggere” l’arto protesico, accorciando il passo. Il lavoro alternato delle braccia nel Nordic Walking fornisce un ritmo chiaro che riequilibra la lunghezza del passo. Per lui, questo è il preludio essenziale alla corsa.
2. Facilita la rullata del piede protesico
La rullata è il movimento meno naturale per un piede artificiale. Grazie alla spinta dei bastoncini e al controllo del busto, il Nordic Walking favorisce una progressione fluida dal contatto al distacco. Oggi ho visto il suo piede protesico lavorare in armonia col terreno come mai prima.
3. Redistribuisce i carichi e perfeziona la stabilità
I bastoncini fungono da “supporto attivo”:
- Riducono i micro-compensi del tronco (comuni anche negli atleti),
- Aumentano la stabilità dinamica,
- Aiutano a gestire le fasi di carico, permettendo ai muscoli di lavorare in modo più economico ed efficiente.
4. Potenzia la propriocezione (il “sentire” il corpo)
Avendo la protesi da soli 6 mesi, il suo schema corporeo è ancora in aggiornamento.
Il contatto ritmico dei bastoncini crea un feedback immediato che lo aiuta a percepire meglio il corpo nello spazio, donandogli una sicurezza che si traduce immediatamente in velocità e scioltezza.
La parte più emozionante?
Vedere la scintilla nei suoi occhi. In quei pochi minuti, quel ragazzo non stava solo imparando una tecnica di camminata. Stava sentendo che la promessa fatta a se stesso nel luglio scorso è reale. Ha percepito che il suo corpo, ora libero dal dolore e supportato dalla tecnica giusta, è una macchina perfetta pronta non solo a lanciare giavellotti, ma a divorare chilometri.
Il messaggio da portare a casa
La sua storia ci insegna che il limite è spesso solo un punto di partenza.
Che tu abbia una protesi transtibiale, che tu stia recuperando da un infortunio, o che tu sia un atleta che cerca di perfezionare il movimento: il Nordic Walking è un acceleratore di risultati.
Con una guida esperta e una tecnica precisa, il corpo ritrova il suo ritmo naturale.
E quando ritrovi il ritmo, come ci ha dimostrato questo ragazzo oggi, la strada per correre verso i propri sogni è finalmente aperta.
Antonino Spinella
Tecnico e Formatore SINW di Nordic Walking